Il video digitale

Riflettere sulla tutela e sul rispetto dei diritti d'autore delle immagini e dei video pubblicati in rete. Fino a che punto queste componenti multimediali possono essere liberamente scaricate dal Web e riutilizzate in altri contesti? Esistono delle leggi che impediscono le riproduzione e la diffusione di immagini e video d'autore online? Qual è la vostra opinione e il vostro atteggiamento a riguardo?

La legge di base sul diritto d'autore in fotografia è la 633 del 22 aprile 1941, poi modificata dal DPR 19/79 e, più recentemente, dal Dlgs 154/97 e poi dalla legge 248/2000.

Concretamente la Legge - il cui scopo principale è quello di difendere la creatività del fotografo, riconosce al fotografo il pieno diritto di gestire le immagini da lui realizzate, come autore. Vengono però distinte le immagini creative da quelle non creative.

Le immagini creative (cioè quelle nelle quali si ritrova una traccia interpretativa ad opera del fotografo) sono protette fino a 70 anni dalla morte dell'autore, ed è sempre obbligatoria la citazione del nome del fotografo mentre le semplici fotografie, o foto non creative, sono invece protette per 20 anni dalla data di realizzazione, e la menzione del nome del fotografo è soggetta agli eventuali accordi fra le parti. In ogni caso, nel momento in cui il fotografo realizza le proprie immagini, è pienamente titolare di tutti i diritti, sia economici che morali.

La tutela consiste in una serie di diritti esclusivi di utilizzazione economica dell'opera (diritti patrimoniali dell'autore) e di diritti morali a tutela della personalità dell'autore, che nel loro complesso costituiscono il "diritto d'autore".

I diritti morali sono assicurati dalla legge a difesa della personalità dell'autore e si conservano anche dopo la cessione dei diritti di utilizzazione economica. Essi non sono soggetti a termini legali di tutela e sono:

  • il diritto alla paternità dell'opera (cioè il diritto di rivendicare la propria qualità di autore dell'opera);
  • il diritto all'integrità dell'opera (cioè il diritto di opporsi a qualsiasi deformazione o modifica dell'opera che possa danneggiare la reputazione dell'autore);
  • il diritto di pubblicazione (cioè il diritto di decidere se pubblicare o meno l'opera).

I principali diritti di utilizzazione economica dell'opera sono:

  • diritto di riproduzione: cioè il diritto di effettuare la moltiplicazione in copie dell'opera con qualsiasi mezzo;
  • diritto di diffusione: cioè il diritto di effettuare la diffusione dell'opera a distanza (mediante radio, televisione, via satellite o via cavo, su reti telematiche, ecc.);
  • diritto di distribuzione, cioè il diritto di porre in commercio l'opera;
  • diritto di elaborazione, cioè il diritto di apportare modifiche all'opera originale , di trasformarla, adattarla, ridurla ecc..

I diritti patrimoniali possono poi essere acquistati, alienati o trasmessi in tutte le forme e modi consentiti dalla legge e dura per tutta la vita dell'autore e fino a 70 anni dopo la sua morte. Trascorso tale periodo l'opera cade in pubblico dominio ed è liberamente utilizzabile senza autorizzazione e senza dover corrispondere compensi. Ciò purché si tratti dell'opera originale e non di una sua elaborazione protetta. Nel caso di opere in collaborazione il termine si calcola con riferimento al coautore che muore per ultimo.

La funzione istituzionale della Società Italiana Autori ed Editori consiste nell'attività di intermediazione per la gestione dei diritti d'autore. La SIAE concede, quindi, le autorizzazioni per l'utilizzazione delle opere protette, riscuote i compensi per diritto d'autore e ripartisce i proventi che ne derivano.

L'adesione alla SIAE è libera e volontaria. L'autore può teoricamente decidere di curare direttamente i rapporti con gli utilizzatori per tutelare i propri diritti, ma di fatto l'intermediazione di una organizzazione specializzata e capillare è indispensabile. In Italia, l'attività di intermediazione è riservata dalla legge alla SIAE in via esclusiva. L'autore può comunque scegliere di aderire ad altre Società di autori di Paesi stranieri.

L'autore non può concedere direttamente le autorizzazioni, non può rinunciare ai diritti e non può accordare riduzioni. Poi ci sono i "diritti connessi" al diritto cioè quei diritti che la legge riconosce non all' autore di un 'opera, ma ad altri soggetti comunque collegati o affini.

I diritti connessi più importanti sono quelli riconosciuti agli artisti interpreti ed esecutori, quelli che spettano ai produttori di dischi fonografici o supporti analoghi, quelli dei produttori di opere cinematografiche o audiovisive e quelli riconosciuti alle emittenti radiofoniche e televisive.

Altri diritti connessi, con forme di tutela più debole rispetto al diritto, sono poi riconosciuti agli autori (o agli editori) in relazione a creazioni che non costituiscono vere e proprie "opere dell'ingegno": è il caso dei diritti sulle fotografie, sui bozzetti di scene teatrali, sulle edizioni critiche di opere di dominio pubblico, sugli inediti pubblicati dopo la scadenza del termine di tutela del diritto ecc.

Fino a pochi anni fa non era concepibile un'opera dell'ingegno (ad esempio un romanzo) scollegata dal suo supporto fisico (cioè il libro cartaceo); con l'avvento della tecnologia digitale invece l'opera tende a de-materializzarsi e ad essere totalmente indipendente dal supporto fisico. Ciò ovviamente ha ribaltato gli equilibri economici e giuridici che si erano stabilizzati ormai da secoli. Ma se il mondo della scienza giuridica (della sociologia e della filosofia del diritto) ha studiato con grande fascino questa rivoluzione, il mondo del diritto applicato (le leggi e la prassi contrattuale) ha cercato in tutti i modi di contrastare questa tendenza e di riaffermare con fermezza il modello tradizionale, radicato sull'inscindibilità fra opera e supporto materiale.

La legge che prevede che chi ha eseguito delle fotografie ne sia, fino a prova contraria, titolare dello sfruttamento, e' la legge 633/41, aggiornata dal D.P.R. 19/79 e, recentemente, dal Dlgs 154/97. Le implicazioni di questa legislazione sono estese, negli elementi basilari, a tutto il mondo, grazie alla Convenzione Internazionale di Berna del 1971, per la protezione delle opere letterarie e artistiche, riveduta a Parigi il 24 luglio 1971.1971.

Che si tratti di immagini digitali od analogiche, sono protette, recita la legge, "le opere fotografiche e quelle espresse con procedimento analogo alla fotografia".

Tuttavia, l'osservazione dell'attuale panorama delle comunicazioni e della circolazione di informazioni e di contenuti creativi dimostra l'ormai inarrestabilità del fenomeno a cui è stato attribuito il nome di "copyright". Tuttavia il fenomeno più interessante che sta prendendo piede nel campo è quello che viene definito in senso ampio "copyleft", ovvero un modello alternativo di gestione dei diritti d'autore grazie al quale il detentore dei diritti, attraverso l'applicazione di specifiche licenze, concede una serie di libertà agli utenti dell'opera. Questo modello alternativo è nato e si è sviluppato principalmente nell'ambito informatico (con i movimenti Software libero e Open Source ), ma negli ultimi anni si è esteso a tutto il mondo delle opere dell'ingegno (con i movimenti Creative Commons, OpenAccess, Opencontent etc.).

Mentre e' molto controverso il confine fra lecito ed illecito nel caso della riproduzione per "archiviazione" (su CD, ma anche su disco fisso), e' incontestabile che la riproduzione in molti esemplari sia uno sfruttamento economico che va acquistato, o comunque autorizzato. Nessun editore, agenzia o casa di produzione ha dunque diritto di riprodurre immagini per realizzare dei CD, senza pagare dei diritti agli autori delle foto. Data la scarsa controllabilita' degli impieghi multimediali off-line (bisognerebbe visionare singolarmente tutte le immagini) gli utilizzi illeciti sono scoperti abbastanza di rado e, per questo motivo, prosperano. Attualmente, non esistono dei sistemi realmente sicuri di protezione "fisica" delle immagini. Le chiavi di marcatura elettronica non risolvono il problema alla base: sistemi come il Digimarc includono un codice di identificazione nell'immagine, ma occorre la buona volonta' di chi riproduce la fotografia, per rispettare tale informazione.

I sistemi, invece, che introducono una vistosa filigrana, o un marchio o comunque bloccano l'uso dell'immagine se non si utilizza la password che testimonia il diritto acquisito, garantiscono la protezione nel primo impiego. Il file "sprotetto" puo' poi essere clonato. In pratica, resta unicamente la concreta possibilita' di rivalersi su chi ha fatto un utilizzo indebito, una volta che l'illecito viene scoperto.

Sono tre le possibilita' per rivalersi sull'utilizzatore indebito, prima di intentare una causa:

  1. Inviare una raccomandata AR all'utilizzatore;
  2. Far effettuare una richiesta simile dal proprio legale, o dalla propria associazione professionale:
  3. Dare mandato alla SIAE a provvedere al recupero dei diritti, secondo tariffario Siae.

Digitale e' davvero meno sicuro? Molti si scandalizzano nei confronti del digitale, incolpandolo di avere distrutto la possibilita' di protezione del copyright, perche' le copie abusive sono belle tanto quanto gli originali, poiche' in ambito digitale il concetto di "Copia" e' abbastanza relativo.

Andrebbe innanzitutto detto che questo aspetto si traduce principalmente in un vantaggio per l'uso delle immagini lecite, e solo secondariamente in un problema nel caso di illeciti.

Al di la' di questo, comunque, occorre evidenziare che la maggior facilita' con cui vengono "rubate" le immagini NON e' legata al digitale in sè, ma alla diffusione enorme che si fa delle immagini digitali, perche' (altro vantaggio) costa molto poco farne delle copie da far vedere a tutti.

E allora, perche' stupirsi se aumentano i furti di immagini rese disponibili a migliaia o a milioni di persone, tramite il mezzo digitale, sia on-line che off-line?

Il digitale espone a rischi maggiori di furto, ma lo fa perche' mette in contatto piu' persone. Il che, non e' sempre un male.

Sitiografia:

  • http://www.fotografi.org/diritto.htm
  • http://www.siae.it/

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