Nell'era tecnologie aspetti sociali e organizzativi

La curva a campana

Le teorie della diffusione si riferiscono a proposte di innovazione da introdurre nel sociale. La loro possibilità di accoglimento, di integrazione dipende da una serie di fattori, quali precondizioni, risorse, variabili situazionali, capacità di accettare il rischio e il cambiamento, valori, interessi, social divide.

Ryan e Gross (1943) hanno dato il via ai moderni studi sulla teoria della diffusione partendo dall'ambito della sociologia rurale, identificando cinque categorie di soggetti in base al loro atteggiamento rispetto all'innovazione: gli innovatori (innovators), gli anticipatori (early adopters), la maggioranza anticipatrice (early majority), la maggioranza ritardataria (late majority),i ritardatari (laggards).

All'inizio degli anni '60, E. Rogers (1962) ha ripreso la tipologia di Ryan e Gross, cercando di identificare, per ognuno dei tipi, le caratteristiche distintive: gli early adopters e coloro che appartengono alla maggioranza anticipatrice sarebbero maggiormente inseriti nei meccanismi di comunicazione locale e avrebbero una più elevata capacità di assumere un ruolo di opinon leaders. Rogers identificare il processo di diffusione come essenzialmente di natura comunicativa e propone una curva normale "a campana" per illustrare il fenomeno.

Utilizzando la teoria di Rogers è possibile identificare vari gruppi di agenti nel processo di diffusione e il loro ruolo nello stesso:

  • Un gruppo, definito A, sarebbe quello degli innovatori, caratterizzati da alto livello di istruzione, orientamento al rischio, controllo su fonti finanziarie, abilità specifiche nella comprensione e nella applicazione delle conoscenze tecniche ed esposti a più fonti di informazione; nel processo di diffusione della LIM (lavagna interattiva multimediale) l'agente innovatore è rappresentato dal Ministero della Pubblica Istruzione, che ha bandito un concorso per formare alcune figure di "docenti LIM".
  • Un gruppo B includerebbe gli anticipatori (early adopters), dotati di alti livelli di istruzione, elevata reputazione nella comunità, capacità di svolgere una funzione di leadership sociale e con esperienze di successo alle spalle; nel nostro caso i docenti formati dall'agenzia del Ministero, per formare gli altri docenti.
  • Un gruppo C includerebbe la maggioranza anticipatrice (early majority), caratterizzata da soggetti che hanno una forte interazione con i pari; spesso ricoprono posizioni di leadership e hanno una tendenza a seguire un processo deliberativo prima di adottare una nuova idea; nella scuola italiana, spesso questa figura viene rappresentata da docenti di ruolo, "stabili" nelle loro sedi di lavoro.
  • Un gruppo D includerebbe la maggioranza ritardataria (late majority), comprendente soggetti normalmente scettici, tradizionalisti, con uno status economico basso, prudenti e che patiscono molto la "pressione" sociale esercitata dai pari; mentre nella scuola il docente "precario" di solito è associato ad uno status di inferiorità, anche se il fattore età in questo caso avrebbe dovuto giocare un ruolo maggiore nella scelta dei soggetti da formare.
  • Un gruppo E, infine, includerebbe i ritardatari (laggards) ed è composto da individui normalmente isolati, sospettosi, con relazioni sociali ridotte (solo vicini o parenti), con un processo di decision making lento e dotati di risorse limitate; si possono identificare in questo profilo i docenti prossimi al pensionamento, che non desiderano, nella maggioranza dei casi, imparare o approfondire tematiche nuove e si tengono in disparte rispetto alla vita scolastica, molto spesso anche per fenomeni di "burn out".

Il processo di adozione della LIM nelle scuole italiane

Nel corso degli ultimi anni, iniziative ministeriali, regionali e provinciali stanno dotando numerose scuole di lavagne interattive multimediali. La diffusione è accompagnata da discorsi appassionati che puntano l'accento sulle possibilità di un radicale cambiamento della didattica e, conseguentemente, sul miglioramento dell'offerta formativa che a questo si associa. Nonostante la LIM si limiti ad integrare funzionalità del tutto pre-esistenti (il computer, il videoproiettore, i sistemi touch screen), è capace di trasformare in maniera profonda e significativa le pratiche didattiche quotidiane consentendo il ripensamento delle tradizionali modalità di insegnamento. La LIM viene generalmente vista come un mezzo per promuovere il coinvolgimento degli alunni attraverso una didattica multimediale ricca ed articolata, capace quindi di comunicare in maniera visiva concetti spesso percepiti come astratti e lontani dalle modalità espressive delle giovani generazioni. Ogni "nuovo" dispositivo impone però di fare i conti non solo con le potenzialità assunte in astratto, ma anche con tutta una serie di criticità che nella pratica accompagnano ogni processo di innovazione. La storia delle tecnologie didattiche insegna che le cose non sono sempre andate come le concettualizzazioni teoriche facevano immaginare tanto che molti oggetti rivoluzionari continuano a stazionare nei magazzini e nei sottoscala di tante scuole. In alcuni casi si è trattato di strumenti inutili, in altri casi di strumenti complicati o troppo audaci per i tempi, in altri ancora di dispositivi la cui accoglienza da parte degli insegnanti è stata del tutto modesta.

Riprendendo la teoria di Rogers, l'adozione di una tecnologia si configura come un processo caratterizzato da cinque momenti:

  • consapevolezza (awareness), in cui l'individuo è esposto all'innovazione, senza detenere informazioni in proposito;
  • interesse (interest), in cui l'individuo dispone di prime informazioni e mostra una attitudine a ricercarne di nuove;
  • valutazione (evaluation), in cui l'individuo applica mentalmente l'innovazione e si prefigura la situazione futura;
  • prova (trial), in cui l'individuo sperimenta l'innovazione;
  • adozione (adoption), in cui l'individuo decide di applicare completamente l'innovazione.

La maggior parte dei docenti nelle scuole al momento è consapevole dell'esistenza delle LIM, alcuni mostrano interesse; i docenti coinvolti nella formazione ministeriale stanno sottoponendo lo strumento ad un processo di valutazione o almeno questo è quello che ci si attende da loro, supportati dalla piattaforma didattica dove possono reperire materiale informativo, porre domande e scambiarsi opinioni in merito agli utilizzi didattici, il che riporta alla fase di prova vera e propria dello strumento per giungere al processo di adozione definitiva nella pratica lavorativa quotidiana.

Il rifiuto

Ovviamente, in ogni fase del processo, l'innovazione può essere rifiutata. Il rifiuto può essere, secondo Rogers, attivo o passivo. Il rifiuto attivo (active rejection) si verifica quando il potenziale adopter prende in considerazione la possibilità di assumere l'innovazione, mentre il rifiuto passivo (passive rejection) si ha quando il rigetto avviene negli stadi iniziali del processo decisionale e quindi prima che il soggetto prenda effettivamente in considerazione la possibilità di adottare l'innovazione.

Alcuni docenti che partecipano al corso ministeriale, hanno dichiarato in una fase di prima conoscenza e consapevolezza di non voler minimamente procedere in quanto non ritengono che la "stregoneria" sia utile alla didattica per come la intendono loro. Questi docenti, completamente digiuni di tecnologie, non riescono ad accostarsi al semplice uso del computer, non vogliono investire risorse (anche economiche) in connessioni, computer personali e tempo. Altri docenti hanno proseguito la formazione in presenza (tre incontri), ma non hanno partecipato alla fase online, non hanno attuato quindi una vera valutazione dello strumento, limitandosi ad un utilizzo ridotto, come surrogato di tecnologie precedenti e già note. In pratica questi docenti, non sfruttano le potenzialità delle LIM, ma dichiarano di utilizzarle nella loro didattica.

La fase di "coaching" che verrà a breve attivata permetterà di provare concretamente la lavagna, avendo in mente il maggior numero di utilizzi possibili, diventando quindi utenti esperti e in grado di valutare l'impatto della lavagna sulle proprie lezioni.

Il rifiuto non va confuso con l'atto di interrompere il ricorso all'innovazione dopo la sua adozione, denominato da Rogers "discontinuance". La discontinuance può avvenire, secondo l'autore, o a causa dei risultati non soddisfacenti dell'innovazione (disenchantment disicontinuance) o perché si adotta un'innovazione migliore (replacement discontinuance). è quindi possibile che in seguito ad altre innovazioni o a sperimentazioni maggiori dell'attuale si giunga alla conclusione che la didattica non necessita di questo particolare strumento tecnologico e che si possa mutare strumento, andando ad esempio nella direzione di un utilizzo maggiore di computer personali da parte degli studenti, nuovi strumenti come l'I-PAD, che potrebbe ad esempio essere utilizzato per avere una maggiore autonomia negli apprendimenti, individualizzabili, e fornire una maggiore motivazione, vedendo un coinvolgimento in prima persona dello studente, che deve agire sullo strumento e non osservare passivamente il suo utilizzo da parte dell'insegnante.

Fattori di successo dell'innovazione

Secondo Rogers (1985), l'innovazione, perché abbia successo, deve presentare cinque caratteristiche "critiche".

  • Relative advantage. L'innovazione deve essere percepita come migliore rispetto alle soluzioni già disponibili. Il grado di "vantaggio relativo" può essere misurato in termini economici, ma altre componenti entrano in gioco, quali i fattori di prestigio locale, la convenienza o la soddisfazione personale. Si può senza dubbio pensare che una scuola dotata di tecnologie all'avanguardia abbia un prestigio sociale maggiore rispetto ad una che si mostra restia all'utilizzo delle nuove tecnologie.
  • Compatibility. L'innovazione deve essere percepita come coerente rispetto ai valori esistenti, all'esperienza precedente e ai bisogni di chi la deve adottare. La lavagna in tal senso è compatibile con la realtà scolastica, nascondendo un computer (che non riusciva ad entrare nell'aula) dietro alla rassicurante immagine di una lavagna (che serve) alla didattica.
  • Complexity. Si tratta qui del grado in cui un'innovazione è percepita come difficile da comprendere e da utilizzare. Alcune innovazioni sono facili da capire e si diffondono più rapidamente di quelle più complesse. Grazie al software di gestione la lavagna non appare come complessa (a chi ha un po' di familiarità con la scrittura, i pennarelli e i software di videoscrittura), mentre rappresenta ancora un problema per chi non ha idea di cosa sia un computer.
  • Triability. L'innovazione deve avere caratteristiche tali da poter essere sperimentata su basi limitate. Innovazioni "non divisibili" (che devono cioè essere assunte nel loro complesso, senza poter essere testate) si diffondono con minore velocità. L'attuale sperimentazione prevede che alcune classi pilota abbiano la lavagna al loro interno. Il consiglio di classe si attiva e decide quali insegnanti debbano seguire i corsi e grazie a questi sperimentatori gli anni successivi l'innovazione si diffonderà a tutti i colleghi.
  • Observability. L'innovazione che produce risultati visibili ha maggiori possibilità di diffusione. Ci si augura che all'interno delle singole scuole i docenti che hanno dimestichezza con lo strumento ne diffondano l'uso.

Sitografia

TEORIE DELLA DIFFUSIONE

  • http://www.chersi.it/listing/dol_06_07/2_02_07_nt_did/terza_sett/compiti/teorie_diffus.pdf
  • http://www.conoscenzaeinnovazione.org/dettaglio.asp?Id=18
  • http://www.salvini.ar.it/luca/pubblicazioni_web/dol/cb02_e1_settimana_04_salvini.pdf

LIM

  • http://formare.erickson.it/archivio/novembre_09/1_BONAIUTI.html
  • http://www.innovascuola.gov.it/opencms/opencms/lim/lim.html
  • http://scuoladigitale.cefriel.it/LIM-HOME

I-PAD

  • http://www.apple.com/ipad/

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